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Sapete quante volte guardiamo lo smartphone? Siete curiosi? Ecco la risposta

Il telefono è diventato quasi un’estensione del nostro corpo, strumento da cui non riusciamo a separarci per ricevere informazioni, comunicare e socializzare. Ma quante volte lo consultiamo in un giorno? Per la regista premio Oscar Eva Orner, la risposta è: 150. All’incirca ogni 7 minuti. La cineasta australiana ha realizzato un documentario nel quale cerca di cogliere il nostro rapporto quotidiano con il cellulare, il cui schermo sbirciamo in qualsiasi situazione, da quando siamo in bagno a quando guidiamo.

‘It’s people like us’ – Sono persone come noi – è il titolo del documentario, presentato il 21 settembre a Melbourne e ora disponibile in streaming. Questo film “Punta a far riflettere ciascuno di noi su come usiamo il nostro telefono nella vita quotidiana, a mettere in discussione come questi siano diventati una nostra estensione e, cosa più importante, a ispirare in noi un cambiamento e un senso dell’autodisciplina”.

Il documentario raccoglie in poco più di ventidue minuti il resoconto di quanto consultiamo il nostro dispositivo senza neanche farci caso. Questo succede in modo particolare quando stiamo guidando, anche se i protagonisti di questo esperimento non sembrano accorgersene. Nelle singole interviste realizzate le ‘cavie’ di questo esperimento assicurano di essere sempre molto attente al volante. Una telecamera montata sullo specchietto retrovisore però mostra la realtà dei fatti: una tendenza compulsiva ad abbassare lo sguardo verso lo schermo, alla ricerca di notifiche o segnali di interazione.

Il 2017 segna il primo decennio dalla nascita dell’iPhone e, come spiega Orner, “questo è diventato parte delle nostre vite quotidiane, e tutti quanti ne sono vittime”.

Il documentario è stato realizzato con il supporto della Commissione incidenti stradali australiana, che ha anche contribuito economicamente a sostenere il progetto. A riconoscere il valore dell’inchiesta è stata anche la polizia dello Stato australiano della Victoria, che ha chiuso un occhio sul fatto che per raccontare il fenomeno fosse necessario mostrare i guidatori alle prese con i loro telefoni.

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