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Cimici all’ Inter, da “spioni” a spiati

Trovata una trasmittente nella sede del club nerazzurro Da accusati nel caso Pirelli-Tavaroli a potenziali vittime
Una cimice negli uffici dell’Inter per captare i segreti del club e le sue prossime mosse? La notizia, data ieri da Repubblica e comunicata ai dipendenti dall’amministratore delegato dei nerazzurri Michael Bolingbroke, da una parte fa sorgere il dubbio su un’operazione di spionaggio ai danni della società di Erick Thohir e Massimo Moratti, dall’altra lascia emergere un interrogativo: chi la fa l’aspetti? A dirlo saranno in molti, soprattutto qualche tifoso della Juventus. Già, perché di questi «peccatucci», in passato, è stata accusata proprio l’Inter.

Tutto ruota intorno agli spioni ingaggiati dalla Pirelli, sponsor e socia del club milanese, alla Polis d’Istinto, agenzia d’investigazione di Emanuele Cipriani, a Giuliano Tavaroli, ex responsabile sicurezza Telecom, e al loro colossale archivio illegale (e in parte distrutto) pieno zeppo di file su politici, banchieri, uomini della finanza e mondo del calcio. È il 2003 quando l’arbitro Danilo Nucini va dall’allora vicepresidente dell’Inter, Giacinto Facchetti, e gli parla del cosiddetto «sistema Moggi»: un presunto e collaudato meccanismo per avere il favore degli arbitri. Facchetti lo ascolta, lo registra di nascosto e lo invita a rivolgersi ai magistrati. La «giacchetta nera» esegue e parla col pm Ilda Boccassini (ma la sua «confessione», potenzialmente dirompente, viene archiviata come «notizia manifestamente infondata» e nessuno potrà consultarla perché Ilda la Rossa non darà mai la sua autorizzazione). Facchetti, intanto, parla con Moratti. Ed è a quel punto che i vertici dell’Inter, secondo molte versioni ascoltate al processo sui dossier illegali Telecom, per monitorare l’arbitro Massimo De Santis si rivolgono alla Polis d’Istinto. Quando Tavaroli, nell’ottobre del 2006, viene interrogato dai magistrati, conferma che a chiedergli di intercettare l’arbitro fu la dirigenza dell’Inter. Accuse sempre respinte dalla società nerazzurra. Intanto dalle parole di Cipriani viene fuori che le intercettazioni non autorizzate riguardano anche Bobo Vieri, Ronaldo, Mutu e altri giocatori nerazzurri. «Il compenso per l’attività svolta – rivela Cipriani – mi è stato corrisposto dall’Internazionale F.C. a cui ho fatto pervenire fattura della W.C.S società estera», e non dalla Polis d’Istinto «perché nelle intenzioni dell’Inter era opportuno che l’investigazione non risultasse».

Nel giugno del 2012 è ancora Tavaroli a ribadire: «L’operazione Ladroni (il dossier contro De Santis, ndc) mi fu commissionata da Moratti». E fra le persone che gli fu chiesto di spiare c’era anche Moggi. Poche settimane dopo è ancora Cipriani a svelare di aver svolto indagini per conto dell’Inter anche sulla Gea World di Alessandro Moggi. L’ultimo capitolo della spy story è la sentenza della Cassazione che nel settembre scorso ha stabilito che il dossieraggio «non è imputabile» direttamente all’Inter.

 

fonte: iltempo.it

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