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“Può stamparmi quel maglione?”. Così la rivoluzione 3D entra in negozio

Niente più S, M, L o XL: l’incubo delle taglie potrebbe presto svanire. E il merito sarà delle stampanti 3D prestate alla moda. Grazie alle nuove tecnologie i vestiti saranno super personalizzabili, ci calzeranno a pennello e saranno ‘on demand’ direttamente in negozio.

I vantaggi della tecnologia on demand in negozio

Tra qualche tempo potremo entrare in un negozio, comunicare ai commessi le nostre misure e uscire con un capo realizzato al momento solo per noi. Lo scenario sta diventando realtà grazie a un tipo di stampante 3D che utilizza un filato per realizzare maglioni, giacche e magliette. Almeno in teoria, i vantaggi sono evidenti: la stampa 3D permette ai consumatori di personalizzare i capi di abbigliamento secondo i loro gusti. Consente ai negozi di tenere meno scorte invendute nel magazzino, dal momento che un capo viene creato solo quando c’è un cliente pronto ad acquistarlo. La novità di avere un abito fatto su misura al momento avvicinerà tutti quei clienti che preferivano lo shopping online, riscoprendo così la voglia di tornare a comprare in negozio.

Tra i pionieri c’è Adidas

Alcuni marchi stanno già utilizzando la tecnologia della stampante 3D nei loro stabilimenti per la produzione di capi di abbigliamento. La collezione autunnale della linea U di Uniqlo includerà articoli di maglia prodotti con la tecnologia di stampa in tre dimensioni. Ma un paio di etichette più intraprendenti stanno sperimentando la tecnologia on-demand direttamente nei negozi. Tra questi c’è Adidas con la sua linea di calzature Futurecraft 3D che ha una soletta in poliuretano termoplastico modificato (TPU), flessibile e perfettamente traspirante, che corrisponde ai contorni esatti e ai punti di pressione del piede. Grazie a uno scanner che monitora la camminata del cliente è possibile produrre direttamente in negozio una soletta che si adattata alla forma e alle esigenze di ammortizzamento di ogni cliente.

 


Un’azienda che scommette nella produzione in store è ‘Ministry of Suply‘, azienda di Boston che ha installato, nel suo negozio di punta a Newbury Street una macchina per la produzione on demand di abiti. Per Aman Advani, co-fondatore dell’ etichetta, “questo è il primo passo verso un metodo di produzione sostenibile e forte”. Per il momento il marchio statunitense è partito con la sperimentazione della ‘stampa’ di una giacca da ufficio, anche se la filatura e la consistenza la rendono più simile a un cardigan. Ci sarà tempo per ampliare l’offerta. Intanto il futuro del commercio è iniziato.

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