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C’è un delfino nell’Arno, sta bene ed è già una star

PISA. Delfino curioso? Può darsi. Senza dubbio curioso delfino quello che da oltre venti giorni abita le acque pisane dell’Arno e che sembra proprio non volersene andare. In un primo momento si era i ipotizzato che l’esemplare, maschio di circa due metri e mezzo, avvistato per la prima volta lo scorso 30 dicembre , si trovasse nel fiume per sbaglio. Che, cioè, attratto da un branco di muggini, avesse poi smarrito la via verso il mare. I ripetuti avvistamenti degli ultimi giorni hanno suggerito ai biologi che lo seguono, una nuova possibilità: in Arno non si sta poi così male.«Non era mai successo, in Italia, che un delfino andasse oltre la foce di un fiume e si stabilisse così a lungo tra i suoi argini», spiega Silvio Nuti, fondatore del Cetus, il viareggino centro di ricerca sui cetacei che dal 2000 segue il più grande branco di tursiopi del Mediterraneo che si muove proprio davanti alla costa di Viareggio e della Versilia. Da esperto conoscitore del mammifero in questione, Nuti è certo che il comportamento del “delfino dell’Arno” per quanto anomalo, non possa essere considerato irrazionale. «In altre aree del mondo, ogni qualvolta è stato registrato un evento simile, i delfini interessati appartenevano sempre alla specie dei tursiopi, considerata la più intelligente. Evidentemente il nostro esemplare ha trovato nel fiume condizioni a lui congeniali».

La prova, d’altronde, sta nel fatto che lo scorso 31 dicembre, il giorno successivo al primo avvistamento tra i ponti dell’Aurelia e del Cep, tre operatori della Croce Rossa, guidati da esperti del Cetus, dell’Istituto zooprofilattico e di Arpat, avevano aiutato il delfino a tornare nel suo habitat naturale, il mare, accompagnandolo fino ad un chilometro di distanza dalla foce. Da lì, se avesse voluto, in poco tempo avrebbe potuto raggiungere il suo branco. E magari, chi lo sa, l’ha anche fatto. Quel che è certo, però, è che qualche giorno dopo il simpatico mammifero è tornato a sguazzare nell’Arno.

Il secondo avvistamento risale al 7 gennaio, il terzo al 12, l’ultimo a sabato scorso, quando la sua presenza è stata segnalata nel tratto di fiume che va dal ponte della Ferrovia al ponte dell’Aurelia. Che si tratti dello stesso esemplare, un maschio tra i 15 e i 20 anni, non è certo ma assai probabile secondo Nuti. «Avendo i tursiopi una certa predisposizione all’apprendimento, questo avrà imparato che in un ambiente ristretto è più facile nutrirsi». Il delfino ha infatti mostrato di trovarsi a proprio agio sul fondo salmastro del fiume, che tra l’altro sembra essere particolarmente ricco di prede nel tratto di fiume vicino al Cep, dove è stato avvistato più volte dai canottieri pisani.

La preoccupazione iniziale dei biologi, sui rischi che l’animale poteva correre in Arno a causa della bassa salinità dell’acqua e del suo inquinamento, ha ormai lasciato il posto all’entusiasmo scaturito dalla consapevolezza di avere a portata di mano un caso. raro e di straordinario interesse. Certi delle ottime condizioni di salute di cui gode l’esemplare, avvistato proprio nell’atto di procacciarsi il cibo, gli studiosi del Cetus, insieme a quelli di Arpat e dell’Università di Pisa, continueranno a monitorarlo a distanza in vista di una probabile pubblicazione. «In settimana, quando si calmerà il vento – spiega Nuti – avvieremo delle analisi più specifiche su dati ambientali quali temperatura, Ph e salinità dell’acqua; poi, con una sonda, registreremo i suoni che il delfino emette per scandagliare l’ambie

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