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Formaggi con latte inquinato da aflatossina: sequestrate 7mila forme

Occhio al formaggio! Cinque caseifici bresciani avrebbero impiegato latte con aflatossina per preparare forme di formaggio che avrebbero dovuto ricevere il marchio Grana Padano a giugno.

Stefano Berni, direttore del consorzio, ricorda subito due numeri al Corriere della Sera: “Le forme sequestrate sono circa 7mila, numeri che vanno rapportati ai 4,6 milioni l’anno di forme commercializzate”. Numeri che però potrebbero crescere ancora, come confermano dalla stessa Ats: i suoi veterinari stanno collaborando con i carabinieri dei Nas per risalire la filiera del latte munto in una trentina di stalle.

Il timore è che la notizia che sta già facendo il giro del mondo possa causare un duro contraccolpo sulle vendite. Berni rassicura: “Ogni forma di Grana oggi in commercio è totalmente sicura”. Il formaggio prodotto con il latte incriminato è tutto stoccato nei magazzini, in attesa di subire rigorosi controlli sanitari. E aggiunge un altro dettaglio non da poco: “Per fare un chilo di grana servono quindici litri di latte. E il limite massimo di aflatossina stabilito dal ministero della Salute è di 275 nanogrammi al chilo per i formaggi duri, non di cinquanta come per il latte. Per questo siamo tranquilli: credo siano pochissime, se non pari a zero, le forme con contaminazioni fuorilegge”.

Cesare Baldrighi, agronomo, ricorda che “nella produzione del grana la metà delle aflatossine, che sono solubili, finisce nel siero e solo metà nell’impasto”. Per Berni questi non devono essere alibi per quei caseifici che hanno ritirato il latte sapendo che era contaminato:

Con loro la magistratura sia durissima. Ma so di altri operatori che non sapevano di ritirare latte fuori norma, gli allevatori non glielo avevano comunicato. E va comunque ricordato che le cisterne raccolgono latte da più stalle, diluendo quindi – anche se è vietato per legge – la presenza di micotossine.

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