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22 giugno 2018

Epidemia di listeriosi, Findus e Lidl ritirano prodotti in tutta Italia

I richiami fanno accendere riflettori sull’aumento di infezioni da Listeria rilevata nelle ultime settimane anche in Austria, Danimarca, Svezia, Regno Unito e Finlandia

Quattordici lotti di minestroni Findus (quattro prodotti differenti: quello tradizionale da 400 grammi e da un chilo, i minestroni leggermente ai sapori orientali e bontà di semi da 600 grammi) in tutta Italia e due prodotti surgelati a marchio Freshona nei punti vendita Lidl della sola Sicilia. Si amplia la gamma di prodotti tolti dal mercato a scopo precauzionale, perché «non è possibile escludere una contaminazione da Listeria monocytogenes». Si tratta di un batterio che può essere una causa di gravi malattie allo a livello gastrico o intestinale (listeriosi), con sintomi simili a quelli di un’infezione influenzale. Chi avesse acquistato i prodotti sopracitati è invitato a non consumarli e a restituirli in un qualsiasi punto vendita d’Italia – soltanto Lidl in riferimento ai prodotti venduti in Sicilia – per vedersi restituita la somma spesa (anche senza esibire lo scontrino).  

Listeriosi in cinque Paesi europei  

A compiere l’ultimo passo è stata Findus, che ha richiamato prodotti disponibili nei supermercati di tutta Italia. Per far fronte a questa situazione, l’azienda ha messo a disposizione dei consumatori un numero verde 800-906030) e un indirizzo email (urgente@findus.it). La decisione è maturata dopo la scelta adottata da Lidl di richiamare due prodotti surgelati di origine vegetale. Si tratta del mais (sacchetti da 450 grammi, codice a barre 20417963) e del mix di verdure surgelate (un chilo, codice a barre 20039035) a marchio Freshona, prodotti dall’azienda Greenyard N.V. Le ultime notizie hanno fatto accendere anche in Italia i riflettori sull’epidemia di infezioni provocate da Listeria rilevata nelle ultime settimane in cinque Paesi europei: Austria, Danimarca, Svezia, Regno Unito e Finlandia. Finora sono state 47 le persone colpite, di cui nove decedute. In un primo momento, le autorità sanitarie avevano pensato che l’unica fonte alimentare dell’infezione fosse il mais surgelato. Ma le analisi condotte dagli esperti dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare hanno riscontrato la presenza degli stessi ceppi di Listeria monocytogenes in altri ortaggi surgelati (mix di verdure, spinaci e fagiolini) prodotti nel medesimo impianto (in Ungheria) tra il 2016 e il 2018. Un riscontro che suggerisce una persistenza dei ceppi nell’impianto di trasformazione, nonostante l’esecuzione di procedure di pulizia e disinfezione. Sono necessarie tuttavia ulteriori indagini, tra cui campionamenti ed esami di laboratorio approfonditi, per individuare i punti esatti di contaminazione dell’ambiente dello stabilimento ungherese. 

 

I cibi a cui prestare attenzione  

Potrebbero comunque ancora emergere nuovi casi di listeriosi, in ragione del lungo periodo di incubazione (fino a 70 giorni), della lunga durata di conservazione dei prodotti a base di mais surgelato e del consumo potenziale di mais surgelato acquistato prima del richiamo e consumato senza accurata cottura. La listeriosi è una delle più gravi malattie infettive a trasmissione alimentare per la gravità della sintomatologia (setticemia e meningite) e gli elevati tassi di ospedalizzazione e di letalità. Gli alimenti principalmente associati all’infezione da listeriosi comprendono: pesce, carne e verdure crude, latte non pastorizzato e latticini come formaggi molli e burro, cibi trasformati e preparati (pronti all’uso) inclusi hot dog, carni fredde tipiche delle gastronomie, insalate preconfezionate, panini, pesce affumicato. Più raramente le infezioni possono verificarsi attraverso il contatto diretto con animali, persone o l’ambiente contaminato. Rientrano tra i soggetti a rischio gli anziani, i pazienti oncologici, i neonati e le donne in gravidanza. Nelle gestanti la listeriosi può causare aborto spontaneo, parto prematuro, morte in utero o infezione del feto.  

 

Fondamentale è una buona cottura  

Per la profilassi, è importante che il consumatore rispetti le generali norme di igiene, come il lavaggio accurato delle verdure prima del consumo, la cottura completa dei cibi, la separazione fra alimenti crudi e pronti al consumo. Inoltre, alle donne in gravidanza e ai soggetti immunodepressi, si consiglia di evitare i prodotti alimentari pronti al consumo. Fondamentale è anche procedere correttamente alla cottura, tenendo in considerazione le variabili tempo e temperatura (tra i 60 e gli 80 gradi a seconda del tipo di carne). 

Fonte Lastampa.it

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