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Juventus, Del Piero e Zidane: due leggende, due colori

Il numero 10 era già proprietà di Del Piero, Zidane scelse il 21 bianconero. Una coppia da numeri 10 e fantasia al completo

Nello spogliatoio della Juve c’era un po’ di nonnismo raccontò Zidane in un intervista tempo fa, sotto bersaglio quando portava calzini corti e colorati, la timidezza di un francese nello spogliatoio e gente come Conte, Ferrara, Peruzzi (vicecapitano), Di Livio, Montero ecc… a rispettare gerarchie non scritte ma esistenti. Il primo impatto con la scuola Juventus è durissimo: gli allenamenti di Ventrone sono massacranti: «Deschamps me ne aveva parlato, ma non credevo a una cosa simile. Più volte sono stato sul punto di vomitare dopo gli allenamenti talmente grande era stata la fatica”. Adesso la semplicità e il rispetto di un ragazzo francese deve confrontarsi con il carattere rude di uno spogliatoio: «Devo tutto ai miei genitori perché mi hanno impartito un’educazione severa ma giusta e, soprattutto, mi hanno insegnato il rispetto, l’umiltà, la capacità di condividere tutto».  Zidane sotto l’ala di Davids che  prendeva la macchina e quando vedeva qualcuno giocare in un parcheggio si fermava per aggregarsi. Invogliava Zidane a giocare, giocare  sempre: “E’ per loro che dobbiamo giocare, sono queste le partite importanti‘.L’arrivo di Zidane a Torino coincide con l’arrivo dell’attaccante croato Alen Bokšić (proveniente dalla Lazio) e i giovani Christian Vieri (dall’Atalanta), Nicola Amoruso (dal Padova) e Mark Iuliano (dalla Salernitana), oltre all’uruguaiano Paolo Montero (dall’Atalanta). Si delinea quello che sarà l’assetto di una formazione che regalarà stagioni indimenticabili. Poi c’è Alex Del Piero ventenne che, per quanto promettente, non suscita in stampa e tifosi la necessaria fiducia per affidargli gran parte delle sorti della squadra.

Destino, fatalità la storia tra Zidane e Del Piero s’intreccia proprio in una piazza, che la fantasia la conosce bene ma che pretende tutto e subito. Non è cosi Zidane impiega qualche settimana prima di far capire a tutti gli addetti ai lavori che non si tratta di un bluff. Zidane riesce in breve tempo a mettersi in mostra con la nuova squadra. Segnando il suo primo gol, il 20 ottobre 1996, nella gara vinta per 2-0 contro l’Inter, cambia lo schema tattico per Lippi che passa al 4-3-1-2, ma non la fame di vittorie della Juventus, che in quella stagione vince la Coppa Intercontinentale (River Plate battuto da un gol di Del Piero, quell’anno quarto nel Pallone d’Oro), il campionato e la Supercoppa Europea con lo scarto più ampio mai registrato: tra andata e ritorno, il PSG è sconfitto addirittura 9-2. Zidane è protetto da due mediani solidi come Conte e Deschamps, i difensori devono limitare il contributo offensivo, ed è fondamentale che le distanze tra i reparti siano le più corte possibili, che i tre attaccanti sostengano il centrocampo. Difesa e centrocampo sono reparti che funzionano a memoria, palle veloci e movimento negli spazi, fantasia, colpo di genio, intuizione devastante per le squadre avversarie Zidane è tutto questo. Arriva Zizou e Del Piero inizia quel progressivo avvicinamento all’area avversaria che lo porterà a stagioni da 20-30 gol, Del Piero consacrato ormai nel ruolo di seconda punta, attaccante con il vizio del dribbling scardina-difese. Merito anche di Lippi al quale viene riconosciuta una grande qualità: sapeva integrare i giocatori all’interno di schemi precisi, senza però distruggerne o limitarne le qualità. L’importanza del francese per il gioco della Juventus, del resto, è sottolineata dallo stesso Lippi: «Possiede il dono di rendere semplici le cose difficili» e non si stanca mai di lavorare, di imparare, di accettare consigli. Migliora sotto il piano atletico e tattico, ma anche dal punto di vista caratteriale.

Nasce così la grande Juve di quegli anni, nasce un rapporto stupendo in campo e fuori tra due grandi fantasisti e persone che nel calcio hanno lasciato un grandissimo segno.

L’amicizia ancora oggi conferma quello che i due numeri 10 sono stati dietro a quegli sguardi timidi e seri, un grande rispetto e tanta lealtà. Non c’è invidia, ma tanta stima la consapevolezza di un gioco e di due talenti, un eterno primato della fantasia, del colore, della luce, della creatività più forte degli schemi e delle gabbie… perchè giocatori cosi’ ne nascono uno ogni 30 anni. Raro ma non impossibile per la Juventus godere allo stesso tempo due leggende in due colori, due campioni per un orgasmo unico… quello della fantasia.

 

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