fabrizio corona torna in tv
Fabrizio Corona, ex re dei paparazzi, torna in TV
9 maggio 2016
Equitalia: rate nuove senza pagare le vecchie
9 maggio 2016

Il prof scambiato per terrorista: “Un errore che ha svelato le falle nei protocolli sulla sicurezza”

«Se i sentimenti xenofobi crescono e diventano più forti, il sistema di sicurezza ha bisogno di essere ricalibrato».

Questa è la morale sociale e scientifica che Guido Menzio, professore di Economia alla University of Pennsylvania, ha ricavato dalla disavventura che gli è capitata venerdì. Menzio, quarantenne torinese, insegna in una delle facoltà più prestigiose dell’Ivy League, e si era imbarcato sul volo 3950 dell’American Airlines da Philadelphia a Syracuse, per raggiungere poi la Queen’s University dell’Ontario dove era atteso per una conferenza. Una volta seduto, ha cominciato a scrivere alcune formule matematiche. La vicina lo ha interrotto facendo domande, a cui lui ha risposto in maniera educata ma evasiva, perché doveva lavorare. Lei allora lo ha denunciato, pensando che fosse un terrorista intento a scrivere messaggi cifrati per abbattere l’aereo. Il volo è rimasto bloccato per un paio di ore, finché alcuni agenti hanno interrogato Guido, scoprendo che in realtà era un professore italiano dell’Ivy League.

«Questa storia – ci ha spiegato ieri Menzio – non riguarda me. Io sono stato trattato molto bene. Mi hanno fatto scendere dall’aereo per un minuto, giusto per parlare con gli incaricati della sicurezza. Non sono stato detenuto o forzato ad uscire».

Allora qual è il problema?

«La storia riguarda il protocollo. Ovviamente, ogni sistema di sicurezza ha i suoi falsi allarmi. È normale. Il problema è un sistema che permette un falso allarme, e un ritardo di un’ora e mezza per 60 passeggeri, in un caso che è così chiaro. Se si fossero preoccupati di parlarmi, pormi domande, cercare il mio nome su Google, avrebbero scoperto un economista italiano dell’Ivy League piuttosto gioviale e di buona natura. Questo è il problema. Non c’è stato un tentativo di ottenere altre informazioni, oltre al rapporto della passeggera seduta vicino a me, prima di fermare l’aereo. Io non conosco il protocollo, ma ho l’impressione che la decisione spettasse al pilota, che era la persona meno informata sul caso, dato che dalla cabina non poteva neanche vedermi».

Cosa deduce da questo errore?

«E’ stato un episodio ridicolo e simbolico dei tempi di xenofobia e anti intellettualismo. Tuttavia, allargando la visione, rivela la necessità di ridisegnare alcuni aspetti della sicurezza dei trasporti. E’ curioso che questa storia si lega al mio lavoro. Io studio la search theory, cioè il problema di quanta informazione raccogliere prima di prendere una decisione. Ad esempio, quando smettere di cercare lavoro e accettarne uno, o quando smettere di avere relazioni e sposarsi. Nel 2010 il mio mentor, Dale Mortensen, ha ricevuto il premio Nobel per il suo contributo a questi studi, insieme a Chris Pissarides and Peter Diamond».

Al Washington Post lei ha detto che «è difficile non riconoscere in questo incidente l’ethos della base che vota Trump». Si sente vittima di un’isteria collettiva?

«È difficile generalizzare un solo evento. Però, se i sentimenti xenofobi si rafforzano, il sistema di sicurezza va ricalibrato».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *