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Veneto Banca: bruciati i soldi di Bettega, Pirlo e Giovinco

Degli 87.502 soci di Veneto Banca che hanno visto il valore delle loro azioni precipitare a pochi centesimi, 490 sono risparmiatori della provincia di Torino. Cioè il 40% degli azionisti piemontesi. Tra i quali ci sono anche alcuni nomi noti. Uno è certamente quello, già emerso nelle settimane scorse, di Roberto Bettega, l’ex attaccante e dirigente della Juventus che ci ha rimesso oltre un milione e mezzo di euro. Ma ci sono altri due ex bianconeri che avevano acquistato le azioni di Veneto Banca: Andrea Pirlo e Sebastian Giovinco. Il primo ci ha rimesso circa 60 mila euro, più contenuta la cifra investita dalla «formica atomica», poco più di 20 mila euro. Sono gli unici Vip nell’elenco dei torinesi. Perché anche in Piemonte nella caduta della Banca del Veneto sono stati trascinato soprattutto piccoli e medi risparmiatori. E tra loro c’è di tutto: professionisti, imprenditori, agricoltori, pensionati.

INVESTIMENTI POLVERIZZATI
Di nomi note alle cronache c’è quello di Gianfranco Merizzi, ex presidente dell’associazione farmaceutica Medestea, nome che era emerso nell’ambito delle indagini torinesi sul cosiddetto metodo «Stamina» di Davide Vannoni. Merizzi, che aveva poi patteggiato una condanna a un anno e quattro mesi, era stato accusato di progettare una commercializzazione in tutto il mondo di Stamina, prima che la magistratura intervenisse a bloccare tutto. Con le azioni di Veneto Banca, Merizzi ha perso oltre 81 mila euro. Chi si è visto polverizzare letteralmente un investimento molto cospicuo è invece il presidente e fondatore della Fondazione Accorsi-Ometto di Torino, il cavaliere Giulio Ometto, a cui si deve l’apertura al pubblico del Museo di Arti decorative di via Po: detiene 22.500 azioni che valevano complessivamente circa 916 mila euro, ora valgono poco più di 2 mila euro. Nel mondo dell’imprenditoria si trovano grandi aziende, come la Gozzo Impianti di Pianezza, che ci rimette circa 252 mila euro, ma anche commercianti a tutti i livelli, dal venditore di vernici all’officina meccanica al libraio antiquario Umberto Pregliasco che ha azioni per circa 12 mila euro.

IL CASO BIM
Un caso a parte è quello della compagine degli ex soci di Banca Intermobiliare (Bim), che in tutto hanno perso quasi 150 milioni di euro. Nel 2009 l’istituto veneto aveva comprato il 40% di Cofito, la holding di controllo di Bim, poi due anni dopo Veneto Banca lanciò un’opa su Banca Intermobiliare, liquidando i soci storici: solo che li pagò in azioni, senza riacquistarle, come si era impegnata a fare con una scrittura privata. Gli Scanferlin (Mario, la moglie e due figli) sono in causa, rivogliono 41 milioni di euro. Per la Ma.Va. dei Giovannone il conto è di 52,9 milioni. La Mi.Mo.Se dei Segre ha perso 18,9 milioni. Pietro d’Aguì, storico ad dell’istituto torinese, e la moglie ci hanno rimesso oltre 30 milioni di euro. D’Aguì venne finanziato per ricomprare il 10% di Bim, con le azioni messe a garanzia del prestito. Il primo ottobre dello scorso anno, Veneto Banca, già guidata da Cristiano Carrus, gli ha revocato gli affidamenti.

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