Nonostante i tanti talk show politici spalmati sui palinsesti televisivi, delle trivelle se ne parla poco o in modo confuso, senza dare le giuste spiegazioni ai cittadini chiamati a votare nell’unica giornata del 17 Aprile 2016. Il quesito del referendum sulle trivellazioni può essere semplificato così: volete cancellare la norma che permette alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio vicino alle coste italiane (a meno di 12 miglia) senza limiti di tempo?

Ragioni del sì

In prima linea Greenpeace, il Wwf, Legambiente, il Movimento 5 Stelle e una cinquantina di studiosi, tra cui Gianni Silvestrini, Luca Mercalli, Flavia Marzano, Giorgio Parisi, Vincenzo Balzani, Mario Tozzi, Enzo Boschi, Marcello Buiatti, Stefano Caserini, per mettere al riparo le coste italiane, il mare e i suoi abitanti, la salute della gente e spingere il governo a favorire la ricerca e l’utilizzo di altre fonti d’energia meno inquinanti.

Se vincerà il Sì, ci sarà il divieto assoluto di estrazione entro le 12 miglia. Le piattaforme che non rispettano questo limite chiuderanno progressivamente in base ai tempi previsti dalle concessioni rilasciate (in genere hanno una durata di trent’anni) senza poter chiedere proroghe. Secondo un’indagine, la prima chiusura di una trivella avverrebbe tra due anni, per l’ultima bisognerebbe aspettare fino al 2034.

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