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Genova, disastro ambientale, sversamento di petrolio nel Polcevera

Genova disastro ambientale, sversamento di petrolio nel Polcevera

Non è ancora chiaro quanto tempo è passato da quando i tecnici dell’Iplom si sono resi conto dello sversamento di petrolio nel rio Fegino e poi nel Polcera che pare si sia protratto due ore, fino a quando il tratto di conduttura si è svuotato.

I tecnici dell’Arpal e la polizia giudiziaria dei vigili del fuoco, incaricati dal pm Alberto Landolfi stanno cercando di far luce sull’accaduto.

Al momento la notizia di reato trasmessa alla Procura della Repubblica è di disastro ambientale colposo a carico del gestore dell’oleodotto, Vincenzo Columbo, nonché direttore della raffineria Iplom di Busalla.

Inoltre, il magistrato ha dovuto fare un’ iscrizione tecnica sul registro degli indagati per poter sequestrare il tratto di conduttura da 16 pollici interessato alla falla, i 4 chilometri compresi tra le due valvole di sezione di Fegino e di San Biagio.

Già domenica sera, esperti dell’ambiente sono giunti a Fegino, per lavorare per limitare i danni ed evitare che una quantità incommensurabile di petrolio greggio prima finisse nel Rio Pianego, poi nel Polcevera, infine in mare.

La reale quantità si potrà definire soltanto quando saranno conteggiati quanti litri sono usciti dalle cisterne della nave e quanti invece ne sono arrivati ai depositi di Busalla, ma ieri sera dsi parlava di 600metri cubi.

Il pm Landolfi afferma: «E’ inaccettabile che una conduttura che trasporta petrolio nei pressi dell’alveo di un fiume si rompa non dovrebbe rompersi nemmeno in caso di eventi naturali disastrosi ».

I vigili del fuoco ed i tecnici di Arpal avrebbero dichiarato che la manutenzione della conduttura, era piuttosto vetusta, anche se l’ Iplom dichiara che i controlli sono sistematici e periodici, attraverso il cosi detto “maialino”, un piccolo robot munito di telecamera, che viene infilato dentro le tubazioni. Il direttore direttore commenta: «Già avevamo fatto un passo avanti riducendo i controlli da 5 a 2 anni e mezzo, vedremo se fare di più o qualcosa di diverso».

Altro punto su cui far chiarezza è anche un presunto smottamento che negli scorsi mesi si sarebbe verificato in prossimità dello sversamento, anche se a tutto questo c’è da dare una conferma ufficiale.

Effettivamente sul punto della falla è presente una frana, da verificare se sia stata la causa della rottura oppure l’effetto dell’esplosione e degli sversamenti copiosi.

Il sindaco Marco Doria e l’assessore alla Protezione Civile Gianni Crivello hanno convocato il Comitato Operativo Comunale e come primo obiettovo quello dei rischi che possono correre i cittadini.

Alla riunione sono stati analizzati i tempi di intervento dei tecnici di Iplom, quali forze sono state messe in campo dall’azienda perché nonostante la chiusura dell’impianto “sono stati sversati appunto oltre 600 metri cubi di prodotto”, spiega il comandante della Capitaneria, Giuseppe Bonelli, che da 48 ore avvicenda l’ammiraglio sul luogo dell’incidente.
Nei corridoi del Matitone qualcuno ha ipotizzato che Iplom si sia fatta trovata impreparata all’emergenza, tanto che i pompieri avrebbero “prestato” loro le panne per fermare il petrolio. «Non si aspettavano un disastro del genere – interviene Lamalfa –, rimane il fatto che i protocolli di emergenza ci sono e vanno rispettati».

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