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Foto e video nuda per trovare lavoro,ma poi denuncia l’imprenditore

«Se ti rifiuti di avere un rapporto sessuale orale con me, diffonderò le fotografie osè che mi hai inviato».
È questa la minaccia che è costata il processo ad un trentaseienne friulano, residente a Sacile, in provincia di Pordenone, accusato dalla Procura di Venezia di tentata violenza sessuale ai danni di una venticinquenne di Mira.

L’episodio finito sotto accusa risale al 2014 ed è stata la stessa ragazza a ricostruirlo ieri, nel corso della prima udienza, celebrata a porte chiuse di fronte ai giudici della sezione penale.
Tutto iniziò quando la venticinquenne rispose ad un annuncio di lavoro sul portale internet Subito.it. Poco dopo fu contattata via mail e iniziò uno scambio di messaggi con una persona, titolare di un’azienda commerciale, la quale le chiese inizialmente di inviare un curriculum professionale; poi di inoltrare alcune sue fotografie per poter verificare quale fosse il suo aspetto. La giovane ha spiegato di essersi posizionata di fronte allo specchio e di aver scattato fotografie (alcune delle quali la ritraevano nuda) e girato un breve video, che trasmise all’imprenditore via Whatsapp. In una di queste immagini mimava un rapporto sessuale orale. Ieri in udienza ha ammesso di non aver ricevuto alcuna pressione indebita per spedirle allo sconosciuto. Ma ha aggiunto che, un paio di settimane più tardi, l’uomo l’avrebbe minacciata di diffondere foto e video, anche al suo fidanzato (peraltro da lui non conosciuto). La venticinquenne gli rispose annunciandogli che avrebbe sporto denuncia, cosa che poi ha fatto. E da quel momento non accadde più nulla: le foto non sono mai state diffuse.
Al processo la ragazza non è riuscita a produrre copia integrale del colloquio intrattenuto via chat con l’imprenditore friulano: il Tribunale ha quindi disposto una perizia tecnica sul tablet dell’uomo, già posto sotto sequestro. L’incarico verrà affidato nel corso della prossima udienza, fissata per il 24 gennaio.
La difesa, rappresentata dall’avvocato padovano Mattia Basso, ha scelto il dibattimento per dimostrare che l’imputato non ha commesso alcun reato. L’accusa è sostenuta dal pm Lucia D’Alessandro.

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