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Ecco cos’è successo con Doina Matei, uccide, va in carcere, esce e si fa bella su Facebook

Negli ultimi giorni sui principali giornali italiani si è tornati a parlare dell’omicidio di Vanessa Russo, avvenuto nel 2007 nella metropolitana di Roma, e di Doina Matei, condannata per quell’omicidio a 16 anni di prigione. I giornali scrivono oggi che il magistrato del tribunale di sorveglianza di Venezia, Vincenzo Semeraro, ha deciso che Matei, alla quale era stata concessa la semilibertà, dovrà tornare a tempo pieno nel carcere femminile della Giudecca, a Venezia: e mettono in correlazione la revoca della semilibertà con alcune fotografie pubblicate da Matei su Facebook e soprattutto la loro pubblicazione sui giornali.
Dall’inizio
Vanessa Russo era una ragazza di 23 anni che nell’aprile del 2007 morì in ospedale dopo un giorno di coma: durante una banale lite in una stazione della metropolitana di Roma fu colpita in un occhio con la punta di un ombrello, che le aveva perforato un’orbita e rotto un’arteria cerebrale. Nel 2008 venne condannata a 16 anni di carcere per omicidio preterintenzionale aggravato da futili motivi Doina Matei, donna di origini rumene che all’epoca aveva 21 anni e due figli avuti a 14 e 17 anni. Subito dopo la lite Matei aveva tentato di fuggire con un’amica minorenne, ma grazie alle immagini delle telecamere a circuito chiuso fu identificata e arrestata a Tolentino, nelle Marche. La condanna venne poi confermata dalla Cassazione nel 2010.
Doina Matei andò quindi in carcere. Dopo otto anni, essendole stata riconosciuta la buona condotta secondo i termini prescritti dalla legge, le era stata concessa la semilibertà: di giorno poteva lavorare in una cooperativa, la sera doveva tornare a dormire nel carcere femminile della Giudecca, a Venezia. Le erano stati concessi anche alcuni permessi-premio, sempre secondo quanto stabilito dalla legge, che le avevano dato la possibilità di dormire fuori dal carcere.

Le foto
Lunedì 11 aprile il Messaggero ha pubblicato un articolo in cui diceva di aver scoperto un profilo Facebook di Doina Matei, aperto lo scorso 6 gennaio con un altro nome, dove erano state pubblicate alcune foto della donna mentre «sorride in bikini al mare sopra uno scoglio». Durante uno dei permessi premio Matei aveva fatto una gita al Lido di Venezia e poi aveva pubblicato su Facebook le foto di quel giorno.
L’articolo del Messaggero e le foto di Doina Matei sulla spiaggia o a passeggio per Venezia erano state riprese da molti altri giornali e avevano cominciato a circolare sui social network accompagnate da commenti molti violenti (in alcuni si chiedeva per esempio «la pena di morte»). Massimo Gramellini nella sua rubrica quotidiana sulla Stampa scrive oggi che «se ammazzi una persona, dovresti almeno avere il pudore di tenere per te le tue emozioni gioiose, senza ostentarle e tantomeno condividerle con chi patisce ancora le conseguenze del tuo delitto. Chi uccide per futili motivi mostra scarsissima considerazione del prossimo. Nove anni di carcere dopo, Doina Matei continua a infischiarsene degli effetti delle sue azioni. Viene il sospetto che per lei la pena, oltre che breve, sia stata inutile». Altri hanno invece difeso Matei sostenendo che la pena non è una vendetta, che la semilibertà le è stata concessa in base a quanto prescritto dalla legge e che una foto in cui si sorride non equivale a «infischiarsene degli effetti della sua azione» (Matei si è detta più volte pentita per quanto successo).
La revoca della semilibertà
Martedì 12 aprile il magistrato di sorveglianza di Venezia, Vincenzo Semeraro, ha sospeso la semilibertà di Matei. Nel raccontare la notizia, i principali quotidiani di oggi mettono in relazione la decisione con la pubblicazione delle foto su Facebook. Scrive per esempio il Corriere: «Il magistrato di sorveglianza di Venezia quando ha visto quel profilo Facebook con le sue foto in costume al Lido di Venezia, non ci ha pensato molto e ha concluso che no, la semilibertà va sospesa». Non è chiaro in base a quale norma il magistrato abbia deciso di sospendere la semilibertà.
L’avvocato di Matei ha detto: «Questo è un brutto passo indietro per la mia assistita. Forse dovuto all’effetto del polverone mediatico che si è sollevato sul caso dopo la pubblicazione di quelle foto. Ma la sospensione durerà giusto il tempo di discuterla davanti al tribunale di Venezia dove dimostreremo che fra i divieti non c’era quello specifico dell’uso del social network». Diversi giornali riportano anche le dichiarazioni di Matei: «Sono sconvolta, non sapevo di non poter usare Facebook, mi spiace molto se ho fatto del male a qualcuno».

fonte: il post.it

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