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Che ne è stato di Schettino e dei superstiti 5 anni dopo il naufragio della Concordia

Roma – 13 gennaio 2012, ore 21.45. La Costa Concordia, gioiello della flotta Costa Crociere, urta gli scogli dopo uno spericolato ‘inchino’ all’isola del Giglio. L’impatto squarcia lo scafo come burro, per 70 metri. Quella che doveva essere una tranquilla crociera, si trasforma in un incubo. La fiancata imbarca acqua. La nave cede e si inclina, inabissandosi lentamente ma inesorabilmente. 

Al timone c’è il comandante Francesco Schettino. E’ lui, scriveranno i giudici condannandolo a 16 anni di carcere, ad aver compiuto quella manovra maldestra navigando contro le regole, “secondo il suo istinto marinaresco”.

Ed è ancora lui a saltare su una lancia per mettersi in salvo mentre sulla nave ci sono ancora passeggeri in pericolo. Le urla di Gregorio De Falco che alla radio ordinava a Schettino “torni a bordo, c…” sono rimaste scolpite per sempre nel ricordo di tutti noi.

La telefonata tra Schettino e la Capitaneria di Porto

Quella sera a bordo c’erano 4.229 persone. Ne moriranno 32. Mentre la nave da crociera – sotto i riflettori di tutto il mondo – rimarrà incagliata nel fondale, come una balena penosamente spiaggiata, per oltre 2 anni e mezzo.

Cinque anni dopo, la vicenda ‘Concordia’ non è ancora finita. Almeno non completamente. Ecco a che punto siamo.

La Costa Concordia non c’è più, a settembre l’ultimo ‘viaggio’ nel porto di Genova

Il 16 settembre 2013, sotto il comando operativo del sudafriano Nick Sloane, inizia la spettacolare operazione di recupero del gigantesco relitto con la sua rotazione (in inglese parbuckling) per disincagliarlo dal fondale roccioso e raddrizzarlo in posizione. L’operazione, che avviene praticamente in diretta mondiale, dura 19 ore. Alle 4 del mattino la Concordia è finalmente raddrizzata. Tra lacrime e applausi, l’allora capo della protezione Civile, Gabrielli, annuncia: la missione è compiuta. Il 27 luglio 2014 la nave arriva nel porto di Genova, prima alla diga di Pra, poi all’ex superbacino. 

Le operazioni di avvicinamento della Costa Concordia al porto di Genova

 

Il 1 settembre scorso la Costa Concordia ha compiuto il suo ultimo ‘viaggio’ con un’altra delicatissima manovra: un tragitto di sole 1,8 miglia all’interno del porto per approdare al bacino numero 4 della riparazioni navali per la demolizione di ciò che è rimasto dello scafo. E’ terminata così a Genova, dove era iniziata con la costruzione nello stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente, la storia della nave.

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Schettino, il processo non è finito

Il processo a Schettino, unico imputato per il naufragio, non è ancora concluso. L’ex comandante è stato condannato in appello a Firenze, lo scorso 31 maggio (dopo una camera di consiglio durata 8 ore), a 16 anni e un mese. Il verdetto è uguale a quello del processo di primo grado che si era concluso l’11 febbraio 2015 a Grosseto. L’accusa aveva chiesto 27 anni. I reati per cui è stato riconosciuto colpevole sono stati: disastro colposo, omicidio plurimo colposo e abbandono di persone minori o incapaci

Quando “saltò su una lancia”, “Schettino era consapevole che diverse persone si trovavano sul lato sinistro della nave o, comunque, quanto meno aveva seri dubbi in tal senso e decideva in ogni caso di allontanarsi in modo definitivo dalla Concordia”, hanno scritto i giudici d’appello nella motivazione della sentenza. Per i giudici “non è in alcun modo attendibile quanto riferito dall’imputato Schettino durante l’esame dibattimentale in merito al fatto che, nel momento in cui saltava sul tetto di una lancia, egli non si era reso conto che vi erano persone ancora a bordo”. La corte ha anche interdetto Schettino per 5 anni come comandante di nave. 

Ma non finisce qui. La procura generale ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha fissato l’udienza al 20 aprile 2017: a giudicare Schettino sarà la quinta sezione. Anche la difesa ha proposto ricorso in Cassazione, affermando che l’ex comandante non è stato giudicato dal ‘giudice naturale’. Gli avvocati sostengono inoltre che sono stati sottovalutati gli errori di altri ufficiali e del timoniere.

Il nodo dei risarcimenti. La Costa ha pagato circa 84 milioni

E’ stata la società Costa Crociere, in quanto responsabile civile nel processo, a dover risarcire i danni del naufragio. Dai documenti che la compagnia ha consegnato al tribunale è emerso che, dei 3.206 passeggeri in crociera sulla Costa Concordia, sono state ‘transate’ le posizioni di 2.623, per un importo totale di 66,5 milioni di euro. La somma comprende i risarcimenti riconosciuti ai familiari di 24 passeggeri (su 27) deceduti e che ammontano a 24.5 milioni di euro.

Per quanto riguarda i membri dell’equipaggio, invece, su 1.023 che erano a bordo, sono stati risarciti 906, per un totale di 17.421 milioni. Cifra che comprende anche il risarcimento per 6.721 milioni ai familiari dei cinque morti. 

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